Adelmo Capitani guarda il grande fiume grigio e opprimente scorrere rapido portandosi via rami e vari detriti. Ha la vista buona, cerca di mettere a fuoco un oggetto indistinto non molto distante dalla sponda, strizza gli occhi, mentre la pioggia cade e il vento frusta la superficie formando dei gorghi sul pelo dell’acqua. Richiama l’attenzione degli uomini poco distanti, avvicina il carabiniere:«Sotto quel tronco – lo indica con il dito della mano – mi sembra un corpo». Un pescatore recupera un arpione, dopo parecchi tentativi è riportato a riva un cadavere. Non è annegato, ha le mani legate dietro la schiena. Un morto ammazzato restituito dal fiume non si lo ricordava dal tempo di guerra, i presenti e i curiosi ci sono restati male. Bagnato fradicio rientra in caserma. Gli serve una doccia calda per togliersi di dosso il fango e il freddo dalle ossa.
«Mantova è una cittadina tranquilla, giocherai a guardie e ladri… di omicidi non ne commettono mai» si sente dire Adelmo Capitani, poliziotto della Squadra mobile di Bologna, prima di essere trasferito nella città di Virgilio. Invece, quella calma solo apparente sarà presto infranta dal riemergere di un cadavere dalle acque del Po. Insieme a quel corpo sfortunato verranno a galla rancori mai sopiti, segreti irraccontabili e i molti vizi della borghesia di provincia: elementi che gli autori mescolano con maestria per legare la finzione narrativa a veri fatti di cronaca.




