In nome del Reich è un libro in cui l’autrice de Il rogo di Berlino e Lasciami andare, madre (Adelphi), unisce con maestria fatti storici scrupolosamente documentati e finzione narrativa. Se in Bruceranno come ortiche secche (Oligo 2021), Helga Schneider rendeva testimonianza della feroce persecuzione nazista verso gli omosessuali, in questo nuovo avvincente racconto mostra la spietata efferatezza dell’Operazione T4, il programma di eutanasia nazista che, per mano dello Stato, e sotto lo slogan “vite indegne di esistere”, organizzava ed eseguiva la soppressione di persone affette da gravi malattie genetiche, o inabilità fisiche e mentali. In un crescendo di emozioni, il lettore seguirà il destino di una giovane sposa, di origini modeste ma diventata moglie di una SS, ariano da manuale e influente funzionario di partito, così vicino all’entourage del Führer da voler chiamare il primogenito Adolf. Ma la nascita del piccolo, atteso con grandi aspettative, segnerà l’inizio di un drammatico calvario familiare.
«In vent’anni del mio percorso letterario sono andata in moltissime scuole italiane per testimoniare della dittatura nazista, che ho vissuto sulla mia pelle da bambina. Intendevo sensibilizzare i ragazzi sulle leggi razziali nazifasciste che hanno causato l’uccisione degli ebrei e di altre minoranze innocenti mediante il soffocamento col gas, e poi bruciate nei forni crematori dei lager di sterminio. Ultimamente si avvertono precisi segnali che nelle scuole italiane non si insegni più la Storia contemporanea, per cui si parla e grida su tutte le strade e piazze “Fascismo! Nazismo!”, ignorando in realtà che cosa siano state le due dittature. Purtroppo sono venuti a mancare i veri testimoni, creando un vuoto di Memoria della Storia. Io sono una testimone del Terzo Reich e desidero offrire con i miei racconti un affettuoso monito che ribadisca ancora una volta: “Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”».
Helga Schneider




