Per i 70 anni dalla scomparsa di Pavese, Sergio Pent (critico letterario per Tuttolibri e finalista al Premio Strega 2001) cura l’edizione di un racconto pressoché inedito, composto nel 1937.
«Nel carcere – cominciò poco dopo − non bisogna farsi illusioni. Solamente gli stupidi si fanno illusioni. Il governo ci mette qui per castigarci: sta in noi farlo fesso e uscir fuori più dritti di prima. Qui si vede ogni cosa com’è: chi è che si fa il sangue cattivo in carcere?»
Pubblicato per la prima volta nel 1950 all’interno della rivista “Rinascita” diretta da Palmiro Togliatti, L’intruso è un racconto composto da Pavese ben prima, ossia nel 1937, quando capolavori come La casa in collina (1948) e La luna e i falò (1950) erano ancora di là da venire. Questo racconto rappresenta quindi un vero e proprio caposaldo nella poetica dell’allora giovane scrittore, in quel momento ancora imbrigliato dal regime e alle prese solo con poesie e traduzioni dall’inglese di capolavori quali Moby Dick di Melville (1932). In questo scritto troviamo già temi cari al grande scrittore, come l’appartenenza a una terra di provincia, che Sergio Pent nella sua introduzione critica definisce per Pavese «il luogo dell’anima».




