Nicolò PortioliPaola Bettoni


PALAZZO ALDEGATTI IN MANTOVA


Mantova presenta una felice tradizione di studi e pubblicazioni rivolte alla divulgazione e valorizzazione del proprio patrimonio storico e artistico. Lo studio dedicato a Palazzo Aldegatti prende le mosse da questa premessa. Facendo propria una feconda eredità di studi, Nicolò Portioli, prima, e Paola Bettoni, poi, hanno indagato nella stesura delle loro tesi di laurea la storia della dimora mantovana degli Aldegatti, facendola diventare il fulcro intorno al quale è stato possibile sviluppare numerosi indirizzi di ricerca, articolati nella storia della famiglia e nella corrispondente evoluzione costruttiva del complesso, nell’analisi degli aspetti formali e dei contenuti storici ed artisti, nel riconoscimento delle tecniche esecutive e nella ricostruzione delle sequenze operative di cantiere. Le ricerche condotte sono state in grado di cogliere le qualità di un patrimonio costruito complesso, esito di una sedimentazione secolare, in cui i caratteri propri dell’architettura si trovano declinati nell’articolazione dei volumi, nella scelta dei materiali, nell’ingegnosità delle scelte tecniche ma anche nei solecismi che rispondono alle particolarità culturali e materiali di ciascun contesto o nella disinvoltura con la quale si sovrappongono le soluzioni distributive e formali, e le finiture appartenenti ad epoche diverse. Questo sforzo di comprensione consente di dare luogo ad un’altra storia: quella della vita e delle consuetudini d’uso delle stanze, quella della gerarchia dei luoghi corrispondenti al ruolo e allo status sociale assunto dai proprietari, quella di coloro che hanno applicato la loro perizia tecnica e artistica per soddisfare le richieste di gusto predominanti in un ambito culturale, quella cioè che si può cogliere nella dimensione umana delle cose che appartengono al passato. Edificato, ampliato ed arricchito incessantemente a partire dalla metà del XVI, Palazzo Aldegatti al principio del Novecento divenne scuola elementare «Roberto Ardigò» e, seppur vi furono apportate modifiche funzionali, è riuscito a conservare buona parte dell’impianto distributivo e, pressoché intatte, alcune sale di rappresentanza, abbellite nel corso dei secoli dagli antichi proprietari. La sua complessa stratificazione non è altro che il modo attraverso cui la storia dell’edificio si rende percepibile ai nostri occhi ed è «essa stessa bellezza dell’opera o comunque una sua componente fondamentale». La storia infatti, continua Francesco Doglioni, non è solo ciò che rende comprensibile il resoconto documentario di quanto accaduto nel tempo, ma è prima di tutto un racconto nel quale le anomalie, le ambiguità, le sospensioni, i rinvii enigmatici, sono importanti quanto i fatti narrati. Il loro insieme, infatti, costituisce la dimensione di autenticità materiale dell’oggetto, la quale è la condizione imprescindibile della narrazione storica nel presente. Solo l’originalità della sostanza, nella grafia inconfondibile della realizzazione manuale e nei segni dell’età e dell’uso lasciati dalla sua spesso movimentata biografia, fa di un’opera del passato una testimonianza storica espressiva e credibile. Nicolò Portioli ha proceduto nel corso delle sue ricerche per continui rimandi e confronti puntuali tra le fonti d’archivio e le testimonianze materiali, cogliendo le modalità attraverso cui i volumi della dimora cinquecentesca si sono mano a mano definiti, disponendosi ed aggregandosi attorno a specifici spazi aperti. La successione andito/loggia/cortile, ricorrente nelle dimore mantovane del rinascimento, viene letta come una sequenza funzionale ai percorsi cerimoniali delle residenze gonzaghesche, a loro volta direttamente ispirate dalla riscoperta dell’abitare «all’antica» che dalla fine del Quattrocento si impone nelle corti italiane. Nel caso di palazzo Aldegatti è evidente però che l’adesione ai canoni distributivi delle dimore nobiliari si è dovuta confrontare con i forti condizionamenti planimetrici e murari determinati dalle preesistente edilizie. Queste sono state sfruttate per imporre un’obbligata dissimmetria agli affacci interni, rivolti verso la piccola corte quadrangolare, che presentano soluzioni differenti per ciascun lato. Il riconoscimento di queste ed altre ingegnose anomalie, come gli accostamenti di contrasto, quali il gigantesco e il lillipuziano, il materico e l’effimero, la solennità e lo scherzo, aprono una chiave interpretativa sempre più vicina alle opere di Giulio Romano, dalla scrivente già presentata e del resto rafforzata dalle recenti attribuzioni fatte da Stefano L’Occaso per l’apparato decorativo di palazzo Aldegatti ad Anselmo Guazzi, uno dei più stretti collaboratori del Pippi. La lettura degli affreschi consente di restituire la ricchezza artistica della dimora degli Aldegatti e di datarne la fase esecutiva tra il 1545 ed il 1550, attestando inoltre, per la maggior parte di esse, la derivazione da palazzo Te a conferma della diffusione nelle dimore patrizie mantovane del gusto e delle soluzioni artistiche di Giulio Romano. Grazie allo studio di Paola Bettoni, infine, e all’applicazione del metodo stratigrafico per l’individuazione delle sequenze costruttive, vengono presentati e spiegati alcuni aspetti tecnici relativi alle strutture lignee dei solai e del tetto del palazzo. L’analisi di tutti gli orizzontamenti conservati nella dimora ha consentito il riconoscimento ed il rilevamento delle cosiddette travi armate rinascimentali, preziose testimonianze di un sapere costruttivo di lunga durata, che trova a cavallo dei secoli XV e XVI una completa formulazione e teorizzazione. Se è vero che la storia dell’architettura ha linee universali esse si declinano territorialmente in forme locali e nessuna opera, come insegna Massimo Firpo, può essere spiegata al di fuori del contesto culturale. Cogliere questi aspetti significa saper scrivere una storia dell’architettura come parte di una storia della cultura, storia delle idee ma anche dei modi di vita e delle tecniche. Solo ampliando l’orizzonte del nostro pensiero è possibile riflettere sulla complessità degli edifici, solo così è possibile raccontare una storia per una dimora.


Genere Saggistica
Collana Abitare patrizio

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